Un ottimo argomento di conversazione, quando ci trova nelle condizioni di doverla sostenere, è il verso del capriolo in amore.
Il tenero Bambi, ormai emancipato abbastanza per portare a spasso le sue corna con disinvoltura, produce durante l’accoppiamento, un verso a metà strada tra un sonoro rutto e il latrato di un cane e lo stupore di chi non ne è a conoscenza unito al sorriso complice di chi invece ha avuto modo di ascoltarlo, sono di solito sufficienti per avviare e mantenere viva una conversazione anche nelle situazione più complicate.
Al prossimo matrimonio a cui sarete costretti a partecipare e che si concluderà con un lauto pasto in compagnia di perfetti sconosciuti, non esitate a mettere in pratica quanto vi ho suggerito e vedrete che l’ora di andar via giungerà prima di quanto abbiate temuto.
Per cui l’altro giorno, pur non avendo alcuna necessità di far conversazione, nutrivo il desiderio di prolungare la mia presenza al baretto d’angolo ovvero quello gestito dal grillo talpa e dal marito procione e così, com’è come non è, mi son trovata a metter su una conversazione che partendo da un imprecisato punto della campagna toscana, è quindi approdata al verso dei bucolici animali che popolano il nostro Mugello e mentre il grillo talpa si lanciava nell’imitazione del cuculo, il procione in quello del cinghiale e un tipo faceva la civetta, io me ne sono venuta fuori con questa storia del capriolo in amore.
Il grillo talpa ha subito smesso di fare il cuculo e spalancando quella sua grossa bocca piena di denti sporgenti, ha gracchiato una risata da corvo affetto da raucedine (interpretazione sublime) mentre il procione ha spalancato la bocca ed è rimasto così per qualche minuto fino a quando, tra gli applausi degli avventori, si è reso conto che il suo stupore era stato scambiato per il verso del pesce.
Il tipo invece, abbandonato lo stridente miagolio della civetta, è saltato dalla felicità per la descrizione che ne avevo fatto, e tentando di imitare il capriolo in amore, ha sonoramente ruttato (che a me non me la racconta) per poi modulare la conclusione del suo verso, con una stimolazione delle corde vocali atte a riprodurre il latrato di un cane.
Momenti veramente toccanti.
Il verso di fringuelli e caprioli in accoppiamento, rospi in riproduzione, civettuole civette in tenuta notturna e cuculi come piovesse, sono stati oggetto di conversazione e riproduzione sonora per una buona mezz’ora fino a quando, l’arrivo di un bambino in cerca di un gelato, ha restituito agli avventori del bar, quel minimo di dignità umana che ci si aspetta dagli adulti.
Così stamattina, sono tornata come di consueto al bar e mi sarei volentieri dedicata alla lettura del quotidiano dimentica dell’episodio di cui sopra, se non fosse che vi ho trovato il tipo del capriolo in amore che non appena mi ha vista mi ha raccontato che la sera prima aveva dormita nella sua casa di campagna e che avendo avuto modo di assistere all’accoppiamento del medesimo, mi aveva simpaticamente rammentata per la definizione che ne avevo dato.
E ha ricominciato a fare il verso del capriolo in amore…..