Direi che se non è cambiato niente, per domani dovrei organizzarmi qualcosa per dimostrare circa un quindicina anni di meno. Quindici anni di meno mi sembrano un buon compromesso tra ciò che dovrei essere e ciò che sono.
Non è per una questione di vanità femminile allo stato brado, semmai l’opposto, si tratta di non sembrare quella vecchia babbiona che sono di fronte ad un pubblico “gggiovane” che vuole giovani.
Certo magari mi sarei trovata più a mio agio a parlare davanti alle telecamere di come cucino io lo gnocco fritto della domenica, oppure mi sarei vista bene in versione lady chatterly mentre con un vistoso cappello di paglia racconto ai telespettatori del pomeriggio come prendersi cura del proprio roseto, certo non ho neanche un piercing all’ombelico e neppure un piccolo tatuaggio in un posto molto segreto che non posso far vedere. E allora cosa te lo fai a fare il tatuaggio se non lo puoi far vedere?
Pensavo che però magari, forse cioè, potrei parlare della natica gipsotecata e lanciare la nuova moda dell’arabesco sul fianco. Oppure potrei semplicemente perdermi e infittire così il mistero sulla viscontessa stordita.
Che poi no, non è così, a chi vuoi che interessi la storia della viscontessa stordita? A me non di certo.
Bene, quindici anni di meno e avrei ancora il mio piccolo cane da portarmi dietro, quindici anni di meno e sarei ancora in treno per Roma destinazione Piazza di Spagna. E avrei le scarpe a punta che mi fanno male, due kili meno di adesso, le mutande che arabescano la pelle ancora di un colore ggiovane, i capelli, le unghie, le giacche e la vita più lunghi, i pantaloni, il morale, il conto in banca, il collo delle camice e l’umore più alti, le mutande e i denti più bianchi e i capelli meno bianchi. Questa trasmigrazione del bianco è fastidiosa.
Comunque la viscontessa stordita, se non si perde per la metropoli dei suoi inconcludenti pensieri, domani pomeriggio per l’ora della merenda dovrebbe essere su rai futura a leggere una cosina piccola come il tatuaggio di un tamagotchi tra le pieghe arabescate di una natica.