Ieri si sono messe addirittura in due a cercare di spiegarmi alcune cose che continuano a rimanere per me un mistero.
L’una voleva farmi istallare non so bene cosa, l’altra mi raccontava della fotina che appare accanto al nick di ciascun commentatore registrato su splinder. Io chattavo ora con l’una ora con l’altra e già il fatto di essere in grado di chattare mi pareva un miracolo da sottoporre all’esame della Santa Sede.
A proposito, anche ieri Sua Santità ha defecato, ce lo comunica premurosamente il TG5 ogni sera che lascia anche intendere che per la santa cacca si possa auspicare un processo rapido di beatificazione. Cacca santa subito.
Comunque stamattina mi trovavo arrapante da sola e mentre pensavo che è un vero peccato che non sia in grado di riprodurmi virtualmente accanto al mio nick, rimiravo i miei stivali texani acquistati alla fiera dei cavalli di Verona l’anno scorso.
Belli e marroni con punte improbabili e tacco che svicola verso l’interno, la panettiera mi ha chiesto dove mai trovassi degli stivali così belli mentre io mi riproducevo cinguettante in gorgoglii a voce alta udibili al tutto gentile pubblico femminile che si trovava in quel momento presso il forno.
Poi con passo ballerino come solo i texani possono regalarti, mi sono diretta verso il bar del procione e del grillo talpa muovendomi perfettamente a mio agio nel look completamente nero inframezzato solo da una cinta con la grossa fibbia del medesimo colore degli stivali. Sopra un Bourbur sempre marrone delavè leggermente avvitato in vita e acquistato tramite internet direttamente in Inghilterra. Davanti occhi coperti da un grosso paio di occhiali neri marcati Armani.
Il procione non stava nella pelle –tu c’hai un caffè pagato! Vero Nadia? – (rivolgendosi al grillotalpa sua moglie) –eeeh si, tu ha fatto colpo! T’hanno lasciato un caffè pagato! –
Ora, le aspettative del procione e consorte avrebbero voluto che ad una simile entusiastica sorpresa, io avessi improvvisato una ola sul bancone mentre tutta rossa in volto per la vergogna mi prodigavo nell’informarmi timidamente sull’identità del galante ammiratore. Consapevolezza personale vuole invece che non avessi dubbi circa l’identità dell’ammiratore segreto immediatamente individuato nel giovinotto del verso del cerbiatto in amore e del polpaccio peloso che sovente si intrattiene a lungo al bar non appena arrivo io.
Triste consapevolezza che mi impedisce qualsiasi tipo di manifestazione di giubilo.
Ho quindi chiesto solo per umana compassione chi fosse l’ammiratore segretissimo ma i due, protagonisti assoluti dell’evento, hanno niccchiato per una buona mezz’oretta mimando un salsicce e fagioli alla Totò che mi ha fatto andare di traverso la colazione. Poi quando finalmente si sono decisi, in gran segreto, a farmi sapere chi fosse l’ammiratore, hanno atteso ansimanti la mia contromossa che naturalmente non si è verificata.
– Ringraziatelo da parte mia – e me ne sono andata.
Quindi sono tornata in ufficio dove sono stata coinvolta in uno dei soliti giochi di società che prevede, per la fine di questa settimana, la compilazione di una lista con le canzoni più brutte degli anni ottanta.
Per ora siamo a Pupo, Franco Simone, Christian e Julio Iglesias ma naturalmente ho bisogno di tutta la vostra collaborazione per dare un senso a questo post.
‘mazza però che topa sono oggi!