lunedì, 10 ottobre 2005

Le grosse susine della viscontessa

La simpatica viscontessa questa mattina si è alzata di buon ora e come vis-pa teresa ha inforcato il suo simpatico velocipide per recarsi in ufficio.
La simpatica viscontessa che aveva tentato nella giornata di ieri di dimenticare il simpatico ufficio delle imposte dirette che le aveva fatto dono di una raccomandata assai pesante, si era armata, in questa radiosa mattina di ottobre, di un simpatico ombrellino colorato e di tante buone e graziose intenzioni che a suo spensierato avviso dovevano condurla ad affrontare con leggiadria quella sciocca multa di mille e ottocento euro frutto sicuramente di uno spiacevolissimo malinteso con l’ufficio delle imposte.
Sorridente per il recente acquisto di un prodotto eccezionale per sbiancare i denti, la viscontessa si era quindi recata nel popoloso e colorato quartiere del mercato che come ogni mattina la nostra vis-pa teresa, attraversa in bicicletta.
Pedalava la vispa teresa tra quei banchi colorati pieni di mercanzia e di umanità di ogni razza e colore, pedalava festosa scansando banchi e tombini, insulti e bambini, vecchi e carrelli, e pensava che aihmè, se anche la vita è piena di tombini aperti e di maleducati signori che usano un linguaggio tanto volgare, il sorriso di un bimbo e lo sguardo acquoso di un vecchio, allargano talmente il cuore che non è giusto farsi sopraffare dagli eventi spiacevoli ma godersi il bello di questo nostro fugace passaggio sulla terra.
Pedalava quindi la viscontessa osservando giuliva il rosso intenso di quel frutto maturo su quel banco laggiù e sorrideva di quel signore di colore poco più in là che, nella sua veste sgargiante, esponeva i suoi monili su una cassetta di frutta fino a quando un fanciullo che la viscontessa per svagatezza stava per stendere sotto alle ruote del suo velocipide, si è girato e di malagrazia le ha urlato – ma che cazzo ti ridi, scema!
Povero caro, ha pensato la viscontessa giuliva, che triste esistenza deve condurre quel fanciullo tanto volgare! E assolutamente convinta della necessità di non lasciarsi sopraffare dagli eventi, la viscontessa  ha continuato a pedalare fino a quando le è apparso davanti il mercato centrale nella sua imponente struttura finto liberty.
Che occasione! Ha esclamato la vip-teresa e abbandonando la bicicletta ad un palo, si è diretta giocosa ad acquistare della frutta fresca che stamattina le pareva alla viscontessa, che la frutta fresca da consumare al posto del pranzo, fosse un’idea meravigliosa.
Quindi salendo i gradini a due a due sono arrivata la piano di sopra dove una distesa di frutta colora pareva attendere proprio il mio arrivo e ho girato per i banchi osservando e annusando e sorridendo e saltellando fino a quando ad un banco di una donna con un bel velo marrone in testa, ho acquistato una confezione di grosse susine gialle.
Poi sono uscita dal mercato dalla parte sbagliata e ho dovuto rifarmi tutto il mercato a piedi per cui sono arrivata tardi in ufficio dove ho trovato il mio capo che mi aspettava.
Perché lui stamattina era arrivato presto in ufficio e non era venuto con quella fottuta bicicletta ma con il suo mercedes e non si era fermato a comprare della colorata frutta per pranzo perché lui a pranzo va in ristorante e non si era preso un vaffanculo da un moccioso che stava per stendere per la strada perché lui i mocciosi con il suo mercedes li stende per bene o non li stende affatto.
La simpatica viscontessa ha quindi deciso di consolari con una di quelle grosse susine gialle che aveva messo sulla scrivania ma quando la simpatica viscontessa ha preso la susina si è accorta che la susina era gelata, molle e leggermente marcia mentre quelle sotto erano proprio tutte marce.
La simpatica viscontessa ha quindi definitivamente smesso di sorridere alla faccia dello sbiancante per i denti e bestemmiando come uno scaricatore del mercato, si è diretta al bar a farsi un panino con le acciughe e mezzo bicchiere di vino.
Non prima di aver mandato affanculo il suo capo.
10/10/2005 18:12 | il balcone sulla strada | Home |

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