Con questo post mi appresto a rivalutare l'ortaggio chiamato zucchina o zucchino per il quale, tempo fa, avevo sprecato uno dei miei rarissimi “outing”.
Piuttosto di recente mi è capitato infatti di rivalutare la figura della massaia e delle sorprendenti qualità terapeutiche di alcune delle sue tipiche attività. Cucinare, per esempio, è una di quelle, e infatti è proprio grazie all'evidenza del suo potere terapeutico che negli ultimi anni anche tantissimi uomini si sono spontaneamente avvicinati a questa disciplina in grado di soddisfare pienamente le primordiali e grossolane esigenze del genere maschile. Dedicare tempo ed attenzioni ad una pietanza affinché questa sia in grado di soddisfare pienamente il proprio palato, è come corteggiare una bella donna affinché questa sia poi in grado di soddisfare i propri appetiti sessuali.
E' la manipolazione degli elementi, dei pennelli, degli ingredienti, della sessualità, della creta o dei desideri altrui, a dar vita ad un prodotto finito in grado di aderire perfettamente alle proprie aspettative.
Quindi da qualche mese il sabato mattina prendo il mio carrellino e vado a fare la spesa al mercato centrale dove mi lascio volentieri avvolgere dall'odore pungente del pesce e quello del sangue, dove l'aroma del pane si confonde con la cacofonia di voci e lingue diverse, dove i colori sgargianti della frutta e della verdura quasi feriscono gli occhi e dove la vita e morte sono così spudoratamente esposte da togliere il fiato.
Al mercato non ci sono scaffali ordinati e musica di sottofondo, né tranci di pollo che sorridono da una confezione incellophanate o salsicce festose che danzano supra a tripudi di tortini di gamberetti composti a corona di fiori, e non c'è la vita delle verdure terrose e bitorzolute né mazzi di basilico profumato tra cassette di mele verdi e rosse o zucchine libere di correre tra i banchi ricorrendosi gaudenti con quel loro fiore spalancato e il verde tenero della loro giovinezza.
Ma soprattutto al mercato c'è la signora di un banco dove compro le verdure, che adora le zucchine e che ogni volta mi convince a comprarle per la loro freschezza e il loro prezzo conveniente.
La prima volta le zucchine mi sono marcite in frigo, mi ero dimenticata di loro e quelle buttate lì in fondo, hanno perduto tutta la loro rigidità e si sono ammosciate accanto ad un finocchio.
La seconda volta, poi, mi sono rammentata di loro quando un po' barzotte mi occhieggiavano da dietro l'occhio di una triglia e così, per dargli il colpo finale e salvarmi la coscienza, le ho lessate insieme alle patate.
Ma questa volta invece, grazie a mia mamma, le cose sono andate diversamente.
Le zucchine, come al solito, vegetavano in un angolo del frigo accanto ad una gallina per il brodo, stavano lì con i loro fiori smenci e guardavano la gallina senza convinzione mentre dal piano di sotto un cervellino di manzo, stuzzicava la loro intraprendenza. Così l'altro giorno il sacchetto di carta in cui erano conservate, era tutto bagnato come il lenzuolo complice di una polluzione notturna e io, attirata da quell'umido a cui non sono avvezza, le ho tirate fuori e senza recidere quel che rimaneva del loro fiore, le ho messe in un altro sacchetto di carta il cui intento del commerciante che me lo aveva fornito, era quello di richiamare l'attenzione sul suo prosciutto di maiale.
Mia mamma, che stamattina era a casa mia di compagnia a mia figlia ammalata, ha quindi aperto il frigo in cerca di cibo per il pasto e notando il sacchetto del prosciutto di puro suino, deve aver pensato di risolvere così il problema del pranzo. Quando poi dentro al sacchetto invece del prosciutto ha trovato quelle zucchine supplicanti, si deve essere commossa e gli ha tolto il fiore marcio, gli ha fatto il bagnetto, le ha asciugate e le ha lasciate avvolte in uno Scottex affinché io, al mio rientro, mi occupassi di loro.
E' così che ho trovato le zucchine al mio rientro ed è grazie ad suggerimento di mia mamma alla quale ho bofonchiato un “si vabbè adesso le lesso” che ho scoperto che le zucchine possono essere degli ortaggi favolosi. Lei mi ha suggerito di farle in padella con un po' d'olio, uno spicchio d'aglio e del prezzemolo fresco tritato e quelle, forse riconoscenti per tanta attenzione, sono rosolate saltellando sulla padella fino a quando, spenta la fiamma che le teneva in vita, si sono delicatamente posate sul mio palato e mi hanno regalato tutto il loro sapore amarognolo che mi si è sciolto in bocca come burro....